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Una speranza per la Svizzera, la speranza per la Sardegna

Sono trascorsi quasi 5 anni. 

Era il febbraio 2014 quando, per la prima volta, gli svizzeri scoprivano il 27° cantone della Confederazione Elvetica: la Sardegna, il Canton Marittimo.

 

La Svizzera finalmente avrebbe avuto il suo sbocco sul mare, e su che mare ... uno tra i più belli del mondo.

Il diffuso giornale della Svizzera tedesca, Blick, ne dava notizia in un suo articolo che presentava anche il nuovo simbolo del cantone con i Quattro Mori inquadrati nella bandiera rossocrociata.

 

In Sardegna si erano appena svolte le elezioni regionali che, disertate da metà dei sardi, avevano  decretato il successo della coalizione di centro sinistra guidata dal Professor Pigliaru, nuovo governatore dell’isola.

 

L’idea del Canton Marittimo era la provocazione nata in quello scenario di sfiducia verso il sistema politico italiano al quale si contrapponeva l’efficienza del modello confederale elvetico.

 

Oggi, a distanza di 5 anni, é ancora Blick, a rilanciare in un articolo con richiamo in prima pagina, quell’idea di Sardegna, 27° cantone, che continua a piacere molto agli svizzeri, che dimostrano di amare tantissimo la nostra isola, una delle loro mete turistiche più ambite.

 

Oggi, si delinea in Sardegna il quadro nel quale tra pochi mesi, a febbraio del prossimo anno, si svolgeranno le nuove elezioni regionali.

Dal 2014 poco è cambiato nell’isola, al di là di annunci e proclami, l’economia continua a boccheggiare, la burocrazia a ostacolare qualsiasi iniziativa, il lavoro a mancare con decine di giovani e meno giovani che lasciano l’isola con un biglietto di sola andata, mentre solo il disagio sociale é aumentato. 

Sanità, trasporti e abbandono scolastico sono ancora tra i nostri principali problemi. Le servitù militari sono sempre al loro posto, come restano sempre numerose le strutture realizzate con soldi pubblici abbandonate e in rovina, a cominciare dall’ex Arsenale della Maddalena.

 

Il prossimo futuro indica in Christian Solinas, per il centro destra,  in Massimo Zedda, per il centro sinistra, e in un ancora ignoto candidato del M5S, chi dovrebbe consentire alla Sardegna di invertire la rotta. 

Senza addentrarsi in valutazioni sugli uomini, sulle loro squadre di governo, sui loro programmi, é forse possibile solo immaginare un futuro diverso e migliore per la Sardegna?

Quali mai sarebbero i presupposti per un vero indispensabile cambiamento?

In un’ Italia in enorme difficoltà, economica, amministrativa, sociale e culturale, la Sardegna continua ad essere periferica e in certa misura estranea. 

 

Sono trascorsi 5 anni anche per l’idea del Canton Marittimo, pochissimi uomini, con un seguito locale nemmeno troppo esteso, forse perché come sempre  "Nemo propheta in patria", hanno aperto scenari inimmaginabili, creato contatti e canali di scambio importanti e grandi opportunità.

Hanno percorso mediaticamente il mondo intero, promuovendo la Sardegna in lungo e in largo in tutta la Svizzera, sulle sue televisioni, i suoi giornali, i suoi social, con quella che é, prima di ogni altra cosa, una geniale idea di marketing.

In questi anni sono oltre 750 mila gli svizzeri (quasi uno su dieci degli abitanti della Confederazione) che hanno trascorso un totale di poco meno di 4 milioni di giornate in Sardegna, spendendo nell’isola almeno 650 milioni di euro.

 

Ma il Canton Marittimo è anche e soprattutto una eccellente idea politica. 

Lo sapevamo nel 2014, ne siamo ancora più convinti oggi dopo averlo studiato più nel dettaglio e  averlo osservato direttamente sul campo: il modello svizzero è, sotto tutti i punti di vista, il migliore possibile e sarebbe il più adatto a rivoluzionare positivamente la realtà della Sardegna in tutti i settori

 

Gli svizzeri, dopo 5 anni, continuano a sperare nella Sardegna come  27° cantone sul mare. 

Noi, come sardi, continuiamo ad aspirare di diventare “svizzeri” , prima di tutto in senso politico, sociale, e  culturale.

La Sardegna svizzera sarebbe il posto migliore al mondo nel quale vivere !!!

 

Come siamo sempre stati a disposizione dell’attuale governo regionale per costruire opportunità per la Sardegna, così continueremo ad esserlo, a prescindere dal colore che avrà, anche per il futuro governo che uscirà dalle urne di febbraio. 

 

Il nostro auspicio è quello di trovare chi dalle parole voglia e possa anche passare ai fatti, perché dalla Svizzera continuano a osservarci con interesse...

 

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