Essere Cittadini in Svizzera e cittadini in Italia (e Sardegna)

In Italia, e in Sardegna, dopo mesi di campagna elettorale, combattuta su tutti i fronti a colpi di promesse irrealizzabili quanto demagogiche, beceri attacchi personali, scontri di piazza tra fazioni riesumate dal passato, alleanze dichiarate o occulte,  oggi i cittadini vanno alle urne (e tantissimi nemmeno ci vanno), spesso ancora indecisi su chi votare sino all’ingresso del seggio, se non rassegnati a votare “turandosi il naso” per il partito considerato come il meno peggio, scegliendo all’interno di liste disseminate di candidati inquisiti, impresentabili, improbabili, inadeguati o voltagabbana.

 

Anche in Svizzera oggi i Cittadini hanno votato. Lo hanno fatto per decidere su due referendum, emblematici del significato pieno della democrazia diretta.

Due quesiti su cui il popolo svizzero era chiamato a decidere, che per il loro contenuto, e soprattutto per i risultati decretati dal voto popolare, dimostrano ancora una volta tutta la maturità e il senso civico dei Cittadini della Confederazione, semplicemente impensabile nella nostra triste realtà italica.

 

Con il primo dei due referendum, il 72% degli svizzeri ha confermato di voler continuare a pagare il canone di abbonamento televisivo che, è importante sottolinearlo, è il più caro in Europa con un costo annuo di 451 franchi (circa 400 euro). 

Il servizio offerto dalla SSR, la radiotelevisione pubblica svizzera, composta da quattro televisioni (per le quattro lingue nazionali), cinque stazioni radio nazionali e trentaquattro locali, e un sito internet, viene evidentemente considerato dai suoi utenti  come un servizio pubblico di qualità e imprescindibile per garantire una pluralità di opinioni, tanto da ottenere una vittoria così netta.

Pensiamo a cosa succederebbe invece in Italia in un ipotetico analogo referendum sul canone tv, considerando che addirittura gli italiani sono ormai di fatto obbligati a pagarlo all’interno della bolletta elettrica...

 

Nel secondo referendum, la vittoria schiacciante del SI, con oltre l’80% dei voti, ha confermato la possibilità per la Confederazione di continuare a prelevare l’imposta federale diretta (IFD) e quella sul valore aggiunto (IVA) per altri 15 anni, sino al 2035. 

Si tratta delle due principali risorse finanziarie della Confederazione: l’IFD e l’IVA nel 2016 hanno fatto confluire nelle casse federali un po’ più di 43,5 miliardi di franchi, pari a quasi il 65% delle entrate.

Nei fatti, lo Stato svizzero è tenuto a scadenze regolari a chiedere ai cittadini il "permesso" di continuare a imporre delle tasse, qualcosa di perlomeno singolare e potenzialmente rischioso.

Un caso unico mondiale che lascia senza parole i ministri delle finanze di altri paesi,

Questa peculiarità, talmente lontana dalla mentalità nella quale noi italiani siamo cresciuti, da apparire incredibile, è legata al sistema di democrazia diretta svizzera, come afferma Ueli Maurer, tesoriere della Confederazione (il nostro ministro delle Finanze)  "Il popolo è sovrano e trovo giusto chiedergli il permesso di continuare a riscuotere le imposte".

Secondo il ministro svizzero ripetere l’esame della situazione ogni 15 anni, è un ritmo ragionevole: "Così s’instaura un dialogo che rafforza il senso di responsabilità dello Stato e dei cittadini".

Credo non ci sia bisogno di ulteriori commenti...

 

In Italia dobbiamo costringerci a turarci il naso e votare a seconda della personale sensibilità agli “odori”, per i Meloni, Salvini, Berlusconi, Di Maio, Renzi, Bonino, Grasso di turno.

In Sardegna, abbiamo un altra strada, seppure lunga, impervia ed accidentata, che passa attraverso la nostra autodeterminazione per imparare poi a diventare Cittadini con la C maiuscola come già sono gli svizzeri.

 

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