#colpadizedda ? Un Esempio da Copenhagen

Una necessaria premessa per tutti i non-cagliaritani.

Ormai  a Cagliari per qualsiasi cosa non funzioni o per ogni evento negativo che si verifichi, si scatena immediato in città il tam tam sui social network, accompagnato dall’hashtag #colpadizedda, ormai diventato per i cagliaritani una versione digitale dell’espressione “piove governo ladro”.

 

Il giovane sindaco, Massimo Zedda, che pure di colpe ne ha più d’una, paga per tutto.

Questa estate il leitmotiv cagliaritano è la pedonalizzazione  parziale di una arteria fondamentale per la viabilità cittadina come è la Via Roma, con le due fazioni schierate su fronti opposti, chi sostiene si tratti di un’iniziativa di successo, o comunque di una sperimentazione utile e necessaria, e chi al contrario condanna il provvedimento, definendolo inutile se non dannoso.

 

I problemi fondamentali e le vere colpe che ha il sindaco Zedda, come peraltro  anche la maggior parte degli amministratori pubblici sardi e italiani, sono quelle di non avere (perlomeno apparentemente) una visione strategica unitaria di medio-lungo periodo, indispensabile per poter pianificare una serie completa di iniziative e di progetti integrati e finalizzati al cambiamento concreto del volto di una città come Cagliari o di una regione come la Sardegna.

Si ha paura di osare troppo e ci si limita sempre a iniziative spot che spesso appaiono improvvisate e senza un preciso filo conduttore che le leghi tra loro, e proprio per questo destinate a fallire del tutto o in parte.

E poi, cosa per nulla trascurabile, i nostri amministratori, Zedda compreso, danno quasi sempre l’impressione di non studiare debitamente e di approfondire gli esempi forniti da altre comunità virtuose.

Un po' come usare un dispositivo elettronico senza prima avere la pazienza e l’impegno di leggerne attentamente le istruzioni: il risultato è sempre una perdita di tempo, costellata da tentativi ed errori, oltre a un utilizzo parziale e limitato delle reali potenzialità offerte dallo strumento stesso.

 

Riferendoci, in questo caso, a Cagliari e al governo Zedda, si ha l’impressione che tante iniziative siano contrassegnate dai limiti precedentemente evidenziati: la chiusura di Via Roma ne è un esempio, le piste ciclabili cagliaritane, un altro, ancora più significativo.

I tifosi del sindaco affermano con convinzione funziona così in tutte le città europee”... , esattamente come tantissimi che comprano uno smartphone da 700 euro in su e poi ne conoscono, si e no, il 5% delle funzioni. L’importante è averlo e poterlo sfoggiare con gli amici.

 

Eppure esistono degli esempi concreti da studiare nella pianificazione strategica di una città, o di un territorio più vasto. 

Dei veri e propri “manuali di istruzioni”,  scritti e sperimentati, nel corso del tempo, direttamente sul campo reale e non solo a tavolino.

 

Un esempio emblematico è rappresentato da una città che è diventata il riferimento mondiale del trasporto ecosostenibile: Copenhagen, dove oltre il 40% degli spostamenti per lavoro o studio avvengono in bici (e appena il 24% in auto) e dove ogni giorno circolano più bici, 265mila che auto, 250mila, sugli oltre 350km di piste ciclabili

Questo si traduce in un minor inquinamento dell’aria, un minor inquinamento acustico, un miglior livello della salute dei cittadini, oltre al fatto che la città è oggi libera da migliaia di auto che altrimenti occuperebbero ogni spazio nelle strade e nei parcheggi. Spazio che invece viene sfruttato, in molti casi, proprio dalle stesse piste ciclabili.

Tutto questo ha anche un preciso risvolto economico, calcolato dalle autorità danesi in un “guadagno” per la comunità di circa 20 centesimi per ogni km percorso in bici, al quale si contrappone un “costo risparmiato” di altri 80 centesimi per un km percorso da un auto. E considerando che si è calcolato che ogni giorno vengono percorsi a Copenhagen 1,4 milioni di km si capisce l’impatto economico di tutto ciò.

Senza poi considerare anche gli importanti effetti sul turismo per la capitale danese.

 

Un risultato straordinario al quale Copenhagen è arrivata in diversi decenni, dopo che negli anni ‘80, si decise di intraprendere questa strada, un percorso continuo e convinto delle diverse amministrazioni che si sono succedute in questi 35 anni.

Con investimenti importanti e costanti, quasi 150 milioni di euro negli ultimi dodici anni per migliorare l’infrastruttura ciclabile, che oggi conta sui già citati 350km di piste, su sei ponti specificamente ciclabili (e pedonali) e persino su un sofisticato sistema automatizzato di “onda verde” che consente, pedalando a 20km/h, di percorrere la città senza fermarsi, perché tutti i semafori (specifici per le bici) sono sincronizzati sul verde.

 

Il lungo percorso di Copenhagen, verso una città più smart e vivibile, é oggi a disposizione come insegnamento  per chi voglia seguirne l’esempio.

Addirittura il Comune di Copenhagen ha reso disponibile un vero manuale d’uso, “Focus on Cycling”, che illustra dettagliatamente come realizzare una rete ciclabile efficiente, secondo l’enorme esperienza maturata in Danimarca nel corso degli anni.

http://kk.sites.itera.dk/apps/kk_pub2/pdf/1133_mLNsMM8tU6.pdf

 

L’esperienza di Copenhagen, che ha ovviamente comportato un indispensabile cambio di mentalità dei suoi cittadini, che oggi pedalano anche con pioggia, neve e vento, tutt’altro che infrequenti, facilita e accorcia notevolmente i tempi di implementazione per quelle amministrazioni comunali che ne vorranno seguire l’insegnamento.

 

 

É il caso per esempio di una città mediterranea come Cagliari, seppure molto più complessa, viste le sue dimensioni nettamente superiori.

É Barcellona che quel percorso virtuoso l’ha intrapreso molto più recentemente, soprattutto grazie alla nuova sindaco Ada Colau, arrivando a raggiungere l’undicesima posizione mondiale nella speciale classifica delle città a misura di bici, il “Copenhagenize Bicycle Friendly Cities Index 2017” curato proprio da un’organizzazione danese.

http://copenhagenize.eu/index/

 

C’é chi studia, come la signora Colau e la sua squadra a Barcellona, e chi, almeno apparentemente, improvvisa, come accade altrove.... #colpadizedda

 

La morale é sempre la stessa.

Quella che sta alla base del Canton Marittimo: per progredire occorre sempre avere l’umiltà di cercare dei buoni maestri e la volontà di studiare e e imparare i loro insegnamenti.

 

Un dettaglio è significativo in questa storia. 

Gli abitanti di Copenhagen e del suo hinterland, oggi tra i più felici della terra (secondo gli studi ONU) sono circa 1.600.000, cittadini che hanno cambiato prospettiva per un aspetto così importante della loro vita, grazie alla visione dei loro amministratori pubblici e alla loro volontà di cambiare, esattamente quanti sono i sardi che adeguatamente guidati potrebbero fare, anche loro, un salto di qualità notevole con una discreta dose di buona volontà.

 

p.s.

Naturalmente può essere pure che mi sbagli: magari il sindaco Zedda e la sua squadra hanno le idee più chiare di quanto appaia a me. Magari hanno studiato e hanno un programma completo e definito per la città.

Sarei disposto a cospargermi il capo di cenere, qualora così fosse.

 

Salvo osservare, che nel caso in cui questo Progetto per Cagliari esistesse effettivamente, dovrebbe essere sottoposto ai cittadini, confrontato con le loro opinioni, giudizi e suggerimenti,  non tenuto nascosto come si trattasse di un documento top secret.

E' così che funziona nelle comunità partecipate, è così che funziona a Copenhagen; è questa la democrazia diretta della quale la Svizzera è campione del mondo ! 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Maria Bonaria Pau (martedì, 29 agosto 2017 16:44)

    Tutto bello, ma si è trascurato un particolare di non poca importanza: Copenhagen è una città tutta in pianura, per cui camminare in bicicletta è facile e piacevole. Cagliari, non so se l'avete presente, è, come Roma, costruita su sette colli. La viabilità in bicicletta è piuttosto disagevole e pesante. Ma prima di limitare l'uso dell'automobile (cosa comunque sacrosanta), pensiamo anche ai disabili e agli anziani che trovano difficoltà anche ad usare i mezzi pubblici. E' inutile che eliminiamo le barriere architettoniche da una parte, se dall'altra trasformiamo la città in un'immensa barriera per chi ha camminato tutta la vita e adesso non è più in grado di farlo.

  • #2

    andrea346 (mercoledì, 30 agosto 2017 11:15)

    Tutto giusto...confrontarsi sulle soluzioni e via libera a chi effettivamente ha problemi. Con effettivamente sottolineato due volte.
    Attualmente la soluzione di via Roma non mi stà bene, bisogna valutare qualche cambiamento, far conoscere tempi e rimedi futuri. Confrontarsi con i cittadini.