"Non v'è in Italia ciò che v'è in Sardegna"

La Sardegna è una terra unica.
Noi stessi Sardi, pur amandola quasi incondizionatamente, spesso non riusciamo ad afferrarne la vera essenza e la sua unicità.
Che invece agli occhi del turista attento rappresentano un patrimonio inestimabile e la principale motivazione per visitarla e scoprirla.
 
Lo racconta la guida britannica "Sardinia" di Facaros & Pauls

Una bellissima rappresentazione della Sardegna e dei suoi abitanti che evoca scenari, sensazioni ed emozioni che noi Sardi, abituati a dare per scontato ciò che la nostra terra offre, spesso nemmeno notiamo e tantomeno valorizziamo.

Eppure questo incredibile patrimonio, da sempre a nostra disposizione, potrebbe garantire benessere e serenità a tutti noi.

 

"Dove altro potrete trovare acque cristalline e spiagge solitarie e spettacolari paesaggi che ricordano il vecchio West punteggiati di torri costruite nell'età del Bronzo?

Dove incontrare lagune popolate da fenicotteri rosa o cavalli selvatici?

Dove altro, se non in Sardegna, l'isola mediterranea più lontana dall'Europa e dall'Africa, dove la storia e la geografia hanno complottato per creare un mondo a parte?

 

La Sardegna è rimasta così naturale e genuina come Eva nel paradiso terrestre.

Non ha mai avuto il tempo, la ricchezza e probabilmente nemmeno l'inclinazione per avvolgersi in arte e belletti, non si è mai messa in posa e agghindata allo scopo di fare una bella figura.

Il suo unico profumo è quello della macchia mediterranea, caldo e sensuale sotto il sole; la sua bellezza è naturale e quasi incontaminata, scolpita dal vento piuttosto che da uno scalpello.

I suoi monumenti più importanti sono dei megaliti di pietra grezza che si inseriscono in maniera perfettamente organica nell'ambiente che li circonda: nuraghi, menhirs, pozzi sacri, tombe dei giganti e domus de janas. Come un network preistorico che collega l'isola dalla testa ai piedi, non tanto come un museo a cielo aperto, come la Sardegna viene talvolta descritta, ma come connessioni di un paesaggio sacro su cui riflettere e di cui meravigliarsi senza riuscire però mai a scoprirne il codice segreto. 

 

Dopo aver trascorso qualche tempo in  Sardegna ci si può trovare a dimenticare come questa sia un'isola.

Viene chiamata " l'altro Continente", un continente che è stato lì al centro della civiltà occidentale per millenni e ancora è ai suoi margini, remoto, indipendente e senza tempo, distante quanto basta per essere un mondo alternativo che ricorda le cose  che il resto dell'Europa ha dimenticato.

 

Nemmeno le pressioni conformiste della società moderna sono riuscite a cambiare il suo cuore.

Le coste, probabilmente, che prima della guerra erano paludi malariche. Ma non il cuore.

 

Decenni fa il cliché affermava che si visitasse la Sardegna non per le sue attrazioni turistiche, ma per l'atmosfera che si respirava.

Il che naturalmente non è del tutto vero.  La Sardegna non ha prodotto alcun Michelangelo, ma ne possiede i suoi capolavori: l'intera isola è una Cappella Sistina di spiagge; una Piazza dei Miracoli della preistoria, un Museo Vaticano di profumi.

 

Tuttavia, ciò che rende questa grande isola così irresistibile è qualcosa di più di questo. Si tratta della parola  Sardità, e del suo significato intrinseco, l'integrità senza compromessi del relativo senso essenziale della vita.

Inevitabilmente gli abitanti si considerano Sardi, molto prima che italiani.

Un libro scritto tempo fa  sulla Sardegna si intitola "The Unconquered Island", l'Isola Inconquistata,  e questo è vero.

Invasa e sfruttata lo è stato spesso, ma mai conquistata.

 

Fino al XX secolo, i sardi guardavano verso l'interno dell'isola, voltando le spalle allo splendido mare che li circonda.

"Furat chi benit de su mari", si usa dire («colui che viene dal mare, viene per rubare».)

 

La Sardegna viene anche chiamata "l'Isola del Silenzio".

Anche venendoci nel mese di agosto, se ci si dirige verso le sue colline e le sue montagne si potrà verificare  di persona quanto questo sia vero.

C'è qualcosa di profondo e antico e poetico in questi paesaggi; vi si può apprezzare intimamente il silenzio degli arcaici luoghi sacri  e l'immutata aura sacrale di devozioni remote che ancora li pervade.

Ed é anche vero che i sardi stessi non sono una razza loquace (a meno che non si decida di buttare la discussione sulla politica o su qualche altro argomento che gli sta a cuore). Né sono teatrali o compagnoni come altri italiani, ma ti guardano negli occhi con sincerità e ti considerano prima di tutto come un essere umano prima di giudicarti in qualsiasi altro modo.

Difficilmente incontrerete un sardo ossequioso.

 

Secoli di ospiti indesiderati e l'esser sempre stati trattati come cittadini di seconda classe può aver contribuito alla tradizionale riservatezza dei sardi. Sono anche famosi per essere testardi, tradizionalisti sino all'eccesso, precisi e affidabili, buoni combattenti,  poeti di talento, avvocati, artisti, ma quasi mai marinai (la maggior parte delle città costiere erano infatti originariamente popolate da colonie di popoli stranieri); con uno stomaco di ferro, generalmente modesti nel loro contegno, ma permalosi e molto protettivi nei confronti del loro buon nome e della loro dignità. Ogni sardo è fermamente convinto che la propria città o il proprio paese sia il migliore del mondo, anche se questo è in effetti un tratto comune anche agli italiani,  il cosiddetto campanilismo.

I sardi sono intelligenti, estremamente generosi e ospitali, sia a livello personale che come  comunità. 

 

Diversamente dai popoli latini sono una popolazione spesso incline alla malinconia; c'è qualcosa di celtico nei sardi, che forse, proprio per questo, in passato hanno popolato la loro isola con tutti i tipi di fate e giganti, draghi e fantasmi che arrivano con il favore delle tenebre."

(da Guide to Sardinia - di Dana Facaros  & Michael Pauls - Cadogan Guides)

 

Questa è la Sardegna, secondo Dana Facaros, viaggiatrice del mondo e scrittrice di guide.

E questo è il punto di vista di tanti turisti che arrivano nell'isola. Dovremmo tenerne conto.

 

"Non v'é in Italia ciò che v'è in Sardegna"

(Francesco Cetti - zoologo e matematico gesuita - 18° secolo)

 

ENGLISH VERSION

 

"Where can you find transparent seas and uncrowded beaches, and spectacular Wild West landscapes dotted with Bronze Age towers? Where might you encounter lagoons full of pink flamingos or herds of wild horses ? Where else but Sardinia, the Mediterranean island furthest from the European and African mainlands, where history and geography have conspired to create a world apart ?

 

Sardinia remains as artless and unaffected as Eve in the garden. She never had the leisure, wealth or perhaps even the inclination to wrap herself In art and cosmetics; she doesn't pose and preen and make a belle figura. Her only perfume is her 'macchia', warm and sensuous in the sun; her beauty is natural and nearly pristine, sculpted by the wind rather than a chisel. Her greatest monuments are bare stone megaliths that fit organically into their natural surroundings: the nuraghi, menhirs. sacred wells. giants' tombs and domus  de janas.

They are like a secret prehistoric network that binds the Island together from tip to toe, not so much as an 'outdoor museum', as Sardinia has been called, but as links in a sacred landscape that wean ponder and wonder at without ever quite cracking the code. 

 

If you spend some time on Sardinia, you may find yourself forgetting that it's an island altogether. One of its nicknames is 'the other Continent', a continent that has been there in the centre of Western civilization for millennia, and yet on the fringes, remote and detached and timeless, just far away enough to be alternative world that remembers things the rest of Europe has forgotten. Not even the conformist pressures of modern society have succeeded in changing its heart. The coasts perhaps- before the war they were malarial swamps. But not the heart.

 

Decades ago the cliché went that one visits Sardinia not for the sights but for the atmosphere. Which of course isn't entirely true; Sardinia may not have produced any Michaelangelos, but it does have its masterpieces; the whole island is a Sistine Chapel of beaches, a prehistoric Field of Miracles, a Vatican Museum of fragrance. However, what makes this big island so compelling is something more than these. The word is Sardità, its 'Sardness', the uncompromised integrity of its essential way of life. People inevitably think of themselves as Sardinian first and Italian second (or sometimes even third, after European).

 

A book written once about Sardinia was entitled The Unconquered Island, and it's true. Invaded and exploited it has been, yes, but not conquered. Until the 20th century the Sardinians looked inward, turning their backs on the beautiful sea that surrounds them. 'Furat chi benit de su mari,' they used to say ('He who comes from the sea comes to rob.')

 

Another nickname is the Island of Silence, and, even if you come in August, if you head for the hills and mountains you can test the truth of that for yourself. There is something deep and ancient and poetic about these landscapes; you can feel the silence of the old sacred places, a numinous aura left by ancient devotion. But it's also true that the Sardinians themselves are not a talkative race (unless you get them going on politics or some other subject dear to their hearts). Nor are they theatrical or gregarious like other Italians, but they look you frankly in the eye and treat you as a human being first before they judge you as anything else. You will probably never meet an obsequious Sardinian.

 

 

Centuries of unwelcome guests treating them like second-class citizens may have contributed to the traditional Sardinian reserve. They are also famous for being stubborn, hidebound traditionalists, serious-minded, good fighters, talented poets, lawyers, artists, but almost never sailors (most of the coastal towns were originally populated by colonies of foreigners); iron-stomached, generally modest in demeanour but touchy and very protective of their good name and dignity. Every last Sardinian is firmly convinced that their village is the best in the world, though this is actually a common Italian trait called campanilismo, or attachment to one's own bell tower.

They are intelligent, extremely generous and hospitable, both on a personal level and communally; they are the most profuse blood donors in Italy. As a race they are also prone to a very non-Latin, almost Celtic, wistfulness and melancholy, and in the past have populated their island with all kinds of fairies and giants, dragons and spooks who come out after dark."

(from the Guide to Sardinia - di Dana Facaros  & Michael Pauls - Cadogan Guides)

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