La politica fallimentare dei trasporti per la Sardegna

"La raggiungibilità di una destinazione turistica attraverso un sistema di trasporti economico e affidabile è parte integrante della competitività di quella destinazione"

(Ritchie e Crouch - The Competitive Destination: a Sustainable Tourism Perspective)

 

Due terre in mezzo al Mediterraneo a un centinaio di miglia dalla terraferma.
Da una parte un arcipelago costituito da quattro isole principali, per poco meno di 5.000 kmq e dall'altra, poco più a sud un'isola quasi cinque volte più estesa.
Entrambi territori con una forte vocazione turistica, sfruttata, nel primo caso, in maniera sin troppo intensiva, riuscendo  comunque a generare oltre il 50 per cento del PIL locale, mentre per il secondo si è ancora alla ricerca di una  precisa identità, con risultati nettamente al di sotto del potenziale e con un impatto sul PIL che non arriva al 10 per cento.
Parlo dell'arcipelago delle Baleari e della Sardegna.
Il primo che raggiunge i 110 milioni di presenze annue nelle proprie strutture ricettive (circa 400 mila posti letto), mentre la nostra isola si ferma a poco più di 12 milioni (con circa 200 mila posti letto).

Ma quali sono altre differenze importanti che le distinguono e che possono contribuire a spiegare, almeno in parte, il diverso impatto del turismo per le due comunità, per la loro economia e per la loro occupazione lavorativa?

Ho voluto analizzare i flussi di traffico in arrivo nelle due destinazioni per cercare di capire come questi possano essere causa, e anche effetto, di queste differenze enormi in termini di visitatori.
Perché, limitandoci agli ultimi dati disponibili, i primi otto mesi del 2016, da gennaio ad agosto, si osserva che ai quasi 16 milioni di  arrivi nelle isole catalane risponde la Sardegna con poco più  di un quarto di quel numero, con 4,6 milioni di passeggeri.
Una differenza che diventa ancora più evidente se la si rapporta anche al numero di abitanti residenti, che naturalmente rappresentano una parte dei movimenti negli aeroporti e nei porti delle isole.
La Sardegna ha infatti circa 1,6 milioni di abitanti e le Baleari con 1,1 milioni, quasi un terzo in meno.

A causa delle forti tensioni internazionali nelle aree di crisi e del rischio terrorismo che sta penalizzando fortemente alcune mete classiche del turismo europeo, Tunisia, Turchia ed Egitto, sia la nostra isola che l'arcipelago catalano hanno potuto beneficiare di un incremento di arrivi.
Ma se l'aumento per la Sardegna è stato di circa il 7 per cento, corrispondente a 300 mila arrivi, le Baleari hanno raccolto un incremento superiore all'11 per cento, con poco meno di 1,6 milioni di passeggeri in più sbarcati.
Ma c'è un altro dato sorprendente in questo raffronto: trattandosi di isole, queste possono essere raggiunte, evidentemente, solo in nave oppure in aereo.
E qui troviamo una distinzione fondamentale e significativa: l'84 per cento degli arrivi alle Baleari avviene tramite aereo, in Sardegna questa quota si ferma appena al 58 per cento.
Da Sardi conosciamo sin troppo bene tutte le annose vicende che  riguardano gli spostamenti da e per la nostra isola, dalla continuità territoriale imperfetta che ci costa una quarantina di milioni all'anno e ci garantisce pochi vantaggi, al caro traghetti che colpisce chi voglia raggiungere l'isola, turisti e residenti, per arrivare alla recente fuga di Ryanair e a tutte le polemiche che l'hanno accompagnata.
Ma l'enorme differenza nel peso percentuale che le due diverse tipologie di trasporto fanno registrare alle Baleari e in Sardegna andrebbe meglio compresa e analizzata. 
Perché mai in tantissimi, almeno in termini percentuali, prendono d'assalto le navi in partenza dal continente per la Sardegna? E questo nonostante il citato caro-traghetti per cui una famiglia può arrivare a spendere  oltre 1000 euro in alta stagione per venire in vacanza da noi.
È palese che un viaggio in nave sia anche mediamente più complesso rispetto a quello in aereo, perché comporta tempi molto più lunghi, non solo legati alla traversata, ma anche per la necessità, spesso, di lunghi percorsi stradali per raggiungere i porti d'imbarco nel continente. Per un turista del nord Europa può significare percorrere migliaia di chilometri su strada, affrontare più giorni di viaggio all'andata e altrettanti al ritorno, mettere in conto notevoli costi aggiuntivi per il carburante, per i pedaggi autostradali, per pasti e pernottamenti lungo il percorso.
Pensiamo per esempio a uno scandinavo, a un inglese o a un tedesco del nord della Germania; perché non dovrebbe scegliere l'aereo che in un paio di ore lo può portare a destinazione?
È chiaro che c'è qualcosa che non funziona e che limita in maniera notevole il potenziale turistico della Sardegna, perché, tra l'altro, é impensabile che ci si possa sobbarcare un viaggio simile (e i relativi costi) per un soggiorno breve, magari solo di un fine settimana.
I dati attestano che gli arrivi alle Baleari via nave, sono di poco superiori a quelli della Sardegna, 2 milioni e mezzo contro poco meno di 2 milioni, ma la differenza abissale è negli arrivi aerei, oltre 13 milioni contro i poco meno di 2,7 milioni di passeggeri per i tre scali sardi.
Tra l'altro occorre anche evidenziare che nell'anno in corso, a causa della nota vicenda Ryanair che ha penalizzato moltissimo l'aeroporto di Alghero, con un crollo non compensato dalla crescita di quello Olbia, proprio il trasporto marittimo con il suo notevole aumento (+ 20 per cento) ha trascinato la crescita complessiva degli arrivi in Sardegna, mentre complessivamente quello aereo ha registrato invece un lieve calo.
Esiste dunque una situazione anomala che contraddistingue la Sardegna, rispetto alla destinazione alternativa, per tanti, come sono le Baleari.
Ed è anche per questo che da molti la Sardegna è considerata cara: non sempre e non solo perché sia caro il soggiorno, ma soprattutto perché è caro, e spesso complicato, arrivarci.
Se l'arcipelago catalano e i suoi aeroporti sono serviti da numerose compagnie aeree e sono raggiungibili da moltissime città europee, in qualsiasi stagione dell'anno, la Sardegna sconta una politica dei trasporti fallimentare che favorisce Alitalia e Tirrenia/Moby, con un enorme costo per la collettività e dei risultati, che ho appena illustrato, che dimostrano una volta ancora quanto noi Sardi siamo penalizzati, da tutti i punti di vista.
Alla luce delle scelte recenti è difficile immaginare che il governo regionale, e in particolare il suo assessore ai Trasporti, si vogliano prendere la briga di fare una valutazione seria e risolutiva di questa situazione.
Non sta a me, semplice cittadino, trovare e suggerire delle possibili soluzioni, anche se è evidente che esista una sbagliata allocazione delle risorse pubbliche, che invece di correggere accentua a dismisura i problemi che emergono chiaramente anche solo dalla lettura dei numeri.
Così come la mancanza di una visione strategica del Turismo chiara e definita, da parte dei vari governi regionali che si sono succeduti nel corso del tempo, ha condizionato anche le scelte dei vettori aerei e navali per la Sardegna.
Personalmente sono tuttavia convinto che sarebbe un preciso dovere di chi ci amministra, approfondire l'analisi di questi dati, che necessariamente io ho solo potuto trattare superficialmente, per valutare e individuare gli opportuni correttivi.
Ma ho veramente poca fiducia che ciò accadrà ....

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