In Sardegna ogni estate è guerra

Come ogni estate la Sardegna è in guerra.

 

Una guerra contro un nemico pericoloso e devastante, che non ha truppe numerose, anzi per la quale può bastare un solo uomo per costituire l’esercito avverso, comunque più che sufficiente per fare vittime e danni notevoli.

 

La Sardegna per combattere questa guerra mette in campo risorse ogni anno più esigue e uomini con tanto spirito di sacrificio e di dedizione, ma sempre più scoraggiati e con meno armi da poter utilizzare per far fronte tempestivamente agli attacchi. Una guerra resa più complicata dall’estensione notevole della nostra isola, dalla scarsa densità demografica e dalla conseguente difficoltà di presidiare efficacemente un territorio così vasto contro un nemico subdolo e insidioso.

 

La guerra alla quale mi riferisco è quella agli Incendi che periodicamente percorrono la nostra terra lasciando una scia di fuoco, cenere e distruzione.

 

Come è importantissimo arginare il fuoco appena partono le fiamme e prima che si estenda in maniera difficilmente controllabile, è ancora più fondamentale prevenire tutte quelle circostanze che ne possano favorire l’accensione.

Perché le cause naturali rappresentano appena l’1% delle cause d’incendio.

C’è quindi quasi sempre l’uomo dietro un incendio, la sua negligenza, imprudenza o imperizia.
O peggio la sua volontà distruttiva.

 

Gettare una cicca sul ciglio della strada, bruciare le stoppie, preparare un barbecue in campagna senza le opportune precauzioni, ma anche usare una lama a smeriglio distrattamente, sono tutte azioni che possono causare un incendio. E secondo i dati statistici questi comportamenti colposi provocano tra il 15 e il 35 per cento degli incendi.

https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_39_20050927125327.pdf
http://sistemaprotezionecivile.it/allegati/140_Cause_degli_incendi_boschivi.pdf

 

Ma quello che è più intollerabile è l’azione criminale di chi appicca il fuoco volontariamente, incurante delle conseguenze drammatiche che può provocare.

La guerra dei Sardi contro gli Incendi va combattuta su tutti i fronti e in tutti i modi. E si deve fare il possibile per ridurre quella quota enorme, dal 65 al 70 per cento, dietro la quale c’è una volontà distruttiva di qualcuno senza scrupoli.

 

Esiste una forma di pubblicità che viene definita “intimidatoria” o, in inglese con un gioco di parole “shockvertising”, che si basa sulla paura che vuole provocare.

In Sardegna tutte le campagne di comunicazione antincendio hanno sempre offerto messaggi positivi del tipo “Chi ama la Sardegna non la brucia”, ma al piromane questo richiamo ai buoni sentimenti non fa né caldo né freddo, anzi.

 

Perché non provare invece a spaventare, a incutere un sentimento se non di terrore almeno di tensione, proprio con i fear appeals, in italiano letteralmente appelli alla paura, che sono alla base dello shockvertising?

L’idea è quella di far leva sulle pene che rischia chi appicca un incendio, perché le pene ci sono, e sono anche severe, ma in pochi ne conoscono la reale misura.

Si può arrivare sino a 15 anni di carcere.

 

Come prevede l’articolo 423 bis del Codice Penale:

“Chiunque cagioni un incendio su boschi, selve o foreste ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento, propri o altrui, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.

Se l'incendio di cui al primo comma è cagionato per colpa, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.

Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate se dall'incendio deriva pericolo per edifici o danno su aree protette. Le pene previste dal primo e dal secondo comma sono aumentate della metà, se dall'incendio deriva un danno grave, esteso e persistente all'ambiente.”

 

Proviamo a posizionare dei cartelli sui luoghi degli incendi, lungo le strade lambite dal fuoco.
E’ un tentativo, l’ennesimo.

 

Forse la paura potrà far venire un po’ di coscienza a chi sinora ha dimostrato di non averne….

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