La Vertenza Entrate 1948-2016: settant'anni di inganni

 

Soldi, tanti soldi, sono quelli che l'Italia avrebbe dovuto riconoscere nel corso dei decenni alla Sardegna delle tasse e delle imposte prodotte nell'Isola, ma incassate nel continente.

Questo era ciò che prevedeva lo statuto della Regione Autonoma della Sardegna, sin dalla sua istituzione, nel 1948.

 

Ma che fine ha fatto quel denaro ?

Una cosa è certa: non tutto è tornato in Sardegna !!!

 

 


Sono probabilmente pochi i Sardi che non abbiano mai sentito almeno parlare della cosiddetta Vertenza Entrate, ma sono sicuramente pochissimi quelli che hanno ben chiari i termini di questa vicenda.

 

I politici sardi che nel corso degli ultimi decenni si sono avvicendati al governo o all'opposizione hanno usato l'argomento in maniera quasi sempre strumentale per i propri scopi propagandistici, senza mai fare sufficiente chiarezza, anzi...

 

Ho quindi voluto cercare di capire personalmente meglio la questione, e non è stato per niente facile.

La storia nasce dall'articolo dello statuto regionale della Sardegna che individua le entrate delle quali può disporre la Regione, in parte risorse proprie e strettamente regionali, mentre in parte derivanti dalla compartecipazione a imposte e tasse applicate sull'intero territorio nazionale. Secondo questo articolo, il numero 8, la Sardegna ha diritto, per sostenere tutte le proprie spese, ad una parte variabile delle entrate tributarie riscosse (o prodotte) nell’Isola.

Il successivo articolo 9 prevede invece che la Regione possa affidare agli organi dello Stato italiano l'accertamento e la riscossione dei propri tributi, cosa che è sempre avvenuta sin dal 1948, dalla nascita della regione autonoma, e proprio questa scelta sta alla base del credito, notevole, maturato nei decenni della Sardegna nei confronti dello Stato italiano.

 

Sin dai primi anni '80, diverse fonti, tra le quali si cita spesso la Fondazione Giovanni Agnelli, iniziarono a segnalare l'esistenza di un notevole debito italiano nei confronti della Sardegna, e furono per primi sardisti e indipendentisti a reclamarne sin da allora la restituzione.

Come era potuta accadere una cosa simile?

 

Era successo che nel corso degli anni l'Italia incassava per conto della Sardegna imposte e tributi, ma poi tratteneva la gran parte di  quei soldi non rispettando il dettato dello Statuto Sardo e quegli accordi iniziali che avevano portato alla nascita della Regione Autonoma della Sardegna.

 

Fu il governo Soru a sollevare con decisione la questione nel 2005, promuovendo un confronto tecnico con lo Stato per la verifica dei conti e per la richiesta del puntuale adempimento di tutto quanto previsto dal citato articolo 8 dello Statuto.

Lo stesso Soru dichiarò in conferenza stampa "abbiamo rivisto tutti i dati che vanno dal 1991 al 2003, cioè da quegli ultimi dati che sono a noi certi e disponibili" e da queste verifiche era era risultato che lo Stato aveva dimenticato, e come minimo dal 1991, di adeguare i calcoli dei tributi spettanti alla Sardegna alla crescita dell'economia, dei redditi, oltre all'inflazione per quegli ultimi 12 anni...."

Ossia, continuava Soru, per esempio "l'Irpef della Regione è cresciuta del 1,95% contro il 38% dello Stato. Ciò vuol dire che ci manca circa il 35% di crescita".

E naturalmente su questi importi ridotti erano state calcolate sino ad allora le cifre riconosciute e versate alla Sardegna !!!

 

Ma c'era anche il mancato pagamento delle imposte trattenute e pagate da aziende con sede fuori dalla Sardegna direttamente sulle buste paga dei loro dipendenti residenti nell'Isola.

E la situazione dell'IVA era ancora più grave: "dal 1991 al 2003, quella incassata dallo Stato è cresciuta del 82%, mentre l'Iva della nostra regione è diminuita del 11%. Cioè, in termini reali, considerando il valore dell'euro nel 2005 - nel '91 incassavamo 224 milioni di euro di Iva, nel 2003 solo 200, il 12% in meno. E questo mentre ci saremmo dovuti aspettare l'82% in più: da 224 avremmo dovuto invece incassare altri 200 milioni in più."

 

Allora, nel 2005, Soru attaccava "si tratta di milioni che sono dovuti alla nostra Regione, sono distribuiti chissà dove, forse ad altre regioni o forse trattenuti ingiustamente dallo Stato. Non sono soldi che stiamo chiedendo allo Stato; sono soldi che, per legge costituzionale, sono di questa regione, incassati dallo Stato, che lo Stato deve immediatamente trasferire di nuovo" e concludeva "diciamo che finora mancano almeno 900 milioni di euro all'anno tra Irpef e Iva: diciamo 500 milioni di euro di Iva e 400 milioni di euro di Irpef -380/400 milioni di Irpef -. Si tratta qui non di soldi da chiedere allo Stato, ma di soldi che lo Stato ci deve restituire. Soldi che sono già nostri"

http://www.regione.sardegna.it/j/v/30?s=19609&v=2&c=1396&t=1

 

Si parlava dunque di quasi un miliardo mancante all'anno che lo Stato aveva trattenuto, per tantissimi anni di seguito, e giustamente venivano reclamati. Solo per l’ultimo periodo preso in esame (1991-2003), mancavano dunque circa dieci miliardi di euro.

http://www.camera.it/cartellecomuni/leg14/RapportoAttivitaCommissioni/testi/05/05_cap14_sch04.htm

 

Ma a maggio del 2006 Prodi batteva Berlusconi alle elezioni e diventava presidente di un governo di centrosinistra, e Soru, stranamente..., diventava molto più morbido verso lo Stato.

L'accordo raggiunto a fine anno tra Soru e Prodi, nonostante i proclami fatti in Sardegna e la mitologia soriana, suonava come una tragica sconfitta per i Sardi.

 

Si perdeva traccia del pregresso, di tutti quei miliardi di credito verso lo Stato italiano reclamati a gran voce soltanto un anno prima.

Ci si accontentava di ricevere appena 500 milioni che lo Stato italiano si impegnava a restituire in 20 anni, dal 2007 al 2026.

Solo 25 milioni all'anno e pure senza interessi come previsto dall'art. 835 della legge Finanziaria del 2007, approvata a dicembre del 2006.

 

Ma l'accordo raggiunto tra Prodi e Soru prevedeva anche l'altra fregatura storica, obbligata comunque, dato che la Sardegna era l'ultima regione autonoma ad adeguarsi: se sino ad allora la Regione sosteneva solo il 56% della spesa sanitaria regionale, da quel momento se ne accollava la totalità, quel 100% che allora valeva 2 miliardi e 700 milioni.

Oltre a questo, da quel momento, la Sardegna si faceva carico anche della spesa per il sostegno al trasporto pubblico locale e per la famigerata Continuità Territoriale, per una spesa di altri 149 milioni.

Globalmente si parlava, a conti di allora, di maggiori spese per la Regione per circa 1 miliardo e 900 milioni.

Per compensare i quali, la quota di IVA spettante alla Sardegna, passava in base alla nuova normativa prevista per l'Isola dalla citata Legge Finanziaria 2007 (artt. 835 e 839), da una quota, teoricamente, da determinarsi annualmente in accordo tra Sardegna e Italia in funzione delle esigenze di funzionamento della regione (cifra che come visto prima era invece rimasta sostanzialmente invariata per almeno un decennio), a un importo più alto e definito, pari al 90 per cento del "gettito dell'imposta sul valore aggiunto generata sul territorio regionale da determinare sulla base dei consumi regionali delle famiglie rilevati annualmente dall'ISTAT".

 

Se sino ad allora la Sardegna riceveva circa 200 milioni all'anno, in futuro secondo le stime, avrebbe ricevuto circa 2 miliardi.

http://www.edscuola.it/archivio/norme/leggi/fin2007.pdf

 

Ma a questo punto, iniziò un balletto di cifre diverse sugli effetti che questa rivoluzione nella finanza regionale avrebbe provocato in concreto, che vedeva come protagonisti con le loro analisi tre figure autorevoli di quella giunta regionale. Eppure la finanza, pur nella complessità di fare delle previsioni precise,  non dovrebbe essere un'opinione, quasi come la matematica.

 

Si passava dunque dalla visione di Paolo Maninchedda, allora presidente della Commissione Bilancio, che ipotizzava oltre 1 miliardo e 800 milioni di maggiori entrate, con la quota IVA che avrebbe portato 2 miliardi e 300 milioni di risorse, a quella del governo regionale in carica, presieduto da Soru, che invece riduceva la stima del surplus a meno di 1 miliardo e 600 milioni, sottovalutando però la spesa sanitaria di 1 miliardo.... Francesco Pigliaru, assessore al Bilancio sino alla vigilia dell'accordo (si dimise infatti a ottobre 2006), non era stato così dettagliato in occasione di un suo intervento del 2008, ma se da una parte prendeva per buone le stime del governo Soru, dall'altra credeva possibile, come Maninchedda, una maggiore disponibilità sino a 1 miliardo e 900 milioni.

https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_46_20070117173122.pdf

http://www.sardegnaeliberta.it/photo/slealta4.pdf

F.Pigliaru, pag. 192 http://consiglio.regione.sardegna.it/acrs/attivita-ass/rivista/rivista_22.pdf

 

 

Nella realtà dei fatti, la spesa sanitaria sarda già nel 2008 era arrivata a 2 miliardi e 950 milioni, mentre oggi ha addirittura raggiunto i 3 miliardi e 300 milioni.

http://www.agenas.it/images/agenas/monitoraggio/spesa_sanitaria/monitoraggio_spesa/2008_2014/aggiornamento_spesa_sanitaria_%20anni%202008_2014_PDF.pdf

 

Così come anche la spesa per il Trasporto Locale e per la Continuità Territoriale, nel corso degli anni è schizzata dai 140 milioni previsti allora, ai 380 di oggi.

E nel frattempo la quota di IVA che lo Stato ci riconosce oggi è ben lontana dagli importi dei quali parlava anni fa Maninchedda: appena 1 miliardo e 860 milioni, mezzo miliardo in meno di quella sua previsione sin troppo ottimistica.

 

Si aggiunga poi che l'idea dei tributi regionali sul lusso che Soru aveva promosso in quegli anni e che secondo il suo governo avrebbero dovuto portare quasi 300 milioni di nuove entrate fallì miseramente sotto tutti i punti di vista: bocciati dalla Corte Costituzionale, bocciati dalla Corte di Giustizia europea, bocciati dall'opinione pubblica e con grave danno per il turismo della Sardegna.

 

Ma la Vertenza Entrate al di là del colpo di spugna, dato da Prodi con la complicità di Soru, su tutto il pregresso e quindi su quei 10 miliardi e oltre che lo Stato non aveva mai versato alla Sardegna nel corso degli anni dal 1990 in poi (oltre che su quelli non quantificati per i decenni precedenti), non si era ancora conclusa.

Infatti secondo il Patto di Stabilità interno, quel meccanismo imposto dall'Europa e che gli Stati dell'Unione si erano impegnati a rispettare per raggiungere gli obiettivi di debito e deficit pubblico fissati a Maastricht nel 1993, la Sardegna, come ente locale non poteva comunque spendere tutte le maggiori entrate ottenute dallo Stato, fondamentalmente la quota dell'IVA aggiuntiva e delle imposte sui redditi, se non veniva preventivamente approvato dallo stesso Stato italiano un innalzamento del tetto di spesa.

Questo meccanismo perverso, innescato dal Patto di Stabilità è qui ben illustrato:

http://www.italiaunica.it/che-cosa-e-il-patto-di-stabilita-interno-e-da-dove-origina/

 

Questi vincoli europei continuarono a consentire per anni all'Italia di non riconoscere alla Sardegna nemmeno quanto gli era dovuto in base all'accordo di fine 2006 e provocarono una serie di ricorsi dell’allora governo Cappellacci alla Corte Costituzionale contro il Presidente del Consiglio italiano, affinché fosse imposto allo Stato di pagare quanto stabilito e permesso alla Regione di poter spendere tutte le risorse disponibili.

http://www.issirfa.cnr.it/6754,46.html

http://www.issirfa.cnr.it/7106,46.html

http://www.issirfa.cnr.it/7586,3095.html

 

Prima Berlusconi, poi Monti e infine Letta si davano il cambio alla guida del governo nazionale, ma nulla accadeva in Sardegna sul fronte Entrate.

 

E questo nonostante nel maggio 2013 la Corte Costituzionale, pur respingendone il ricorso, confermasse le ragioni della Sardegna, affermando che quelle entrate erano effettivamente dovute. «L’evidente inerzia dello Stato, che finora ha causato una tale incertezza da avere evidenti conseguenze negative sulle finanze regionali. A questa inerzia occorre porre tempestivamente rimedio, trasferendo senza ulteriore indugio le stesse risorse quantificate secondo lo Statuto regionale»

È interessante osservare che in quella circostanza è sempre la Corte Costituzionale a citare il fatto che lo Stato italiano, parlando del solo anno 2012 aveva "destinato 1.383.000.000 euro al fine di devolvere alla Regione il gettito delle entrate erariali ad essa spettanti in quota fissa e variabile".

Ricordatevi di questo importo, 1 miliardo e 383 milioni di euro, perché spariranno anche questi...

http://www.issirfa.cnr.it/7069,1457.html

http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/05/23/news/la-corte-lo-stato-paghi-subito-il-debito-1.7119893?refresh_ce

 

Nel 2014, eletto Presidente della Regione, il professor Pigliaru e la sua giunta di centrosinistra ereditano la Vertenza Entrate.

Ottengono un primo risultato, positivo, seppure frutto dell'ennesimo ricatto da parte dello Stato italiano: a fronte della rinuncia della Regione Sardegna ai già citati ricorsi presso la Corte Costituzionale contro il Governo nazionale (oltre all'impegno anche a "rinunciare per gli anni 2014-17 agli effetti positivi che dovessero derivare da eventuali pronunce di accoglimento", che suona un po' come -non chiedeteci altri soldi - ), dal 1 gennaio 2015 la Regione sarda non avrebbe subito più i vincoli del Patto di stabilità interno che sino ad allora ne avevano limitato la totale spendibilità delle risorse e avevano consentito allo Stato di trattenere le stesse.

http://www.vitobiolchini.it/2014/07/25/accordo-stato-regione-sul-patto-di-stabilita-ecco-il-testo-integrale-ora-ce-qualcuno-che-ce-lo-sa-spiegare-intanto-piersandro-scano/

 

Arriviamo così ai giorni scorsi, alla metà di maggio 2016, quando contoni un po' troppo trionfalistici, Pigliaru dichiara "Oggi la parola fine sulla lunga e complicata vicenda della Vertenza Entrate è davvero definitiva, e sono felice di poter chiudere da Presidente una partita che il governo di centrosinistra ha avviato 10 anni fa. È un risultato straordinario, ottenuto grazie a un costante lavoro quotidiano con Palazzo Chigi, con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con la Ragioneria dello Stato. Voglio ringraziare la Commissione paritetica per il suo impegno, e il Consiglio regionale che ha avuto in questa vicenda un ruolo molto importante. Portiamo a casa regole certe, condivise e che ristabiliscono quanto dovuto alla Sardegna" aggiungendo poi "Oggi finalmente chiudiamo il cerchio: ed è il frutto di un rapporto di leale, costante collaborazione tecnica e politica con il Governo".

https://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=308956&v=2&c=5466&t=1

 

La mia impressione è che Pigliaru e la sua giunta abbiano dovuto (o voluto) fare buon viso a cattivo gioco. È vero che la vicenda è stata chiusa e probabilmente definita per il futuro, e questo comunque sarebbe un piccolo risultato positivo, ma è stata messa una pietra, questa sì, sicuramente definitiva, sul passato.

 

Sulle cifre non quantificate maturate prima degli anni ’90, sugli oltre 10 miliardi che l'Italia doveva alla Sardegna (periodo 1991-2003), dimenticati da Soru nel 2006 al momento dell'accordo con Prodi, sugli altri miliardi (non meglio precisati) maturati e mai versati dal 2007 al 2015 per i vincoli posti dal Patto di stabilità, infine sugli interessi maturati su queste cifre e non riconosciuti.

 

Il contentino sono quei 900 milioni di euro, da versare in quattro anni e rigorosamente senza interessi, che sarebbero ora, per come è stata appena chiusa la Vertenza, l’unico debito arretrato rimasto tra Italia e Sardegna....(e cosa ne è stato, solo per fare un esempio, del miliardo e 383 milioni relativo al solo 2012 di cui ho scritto prima ???).

 

Dopo aver ripercorso, pur con molta fatica, gli ultimi dieci anni di storia finanziaria della Sardegna e del suo rapporto con l'Italia, tra tanti numeri, tante storie e tanti racconti di promesse mantenute e di promesse tradite, di ricorsi, diffide, accordi e patti, quel che ne viene fuori è un quadro di una nazione, l'Italia, specchio di tanti suoi abitanti, gli italiani, o meglio di una macchietta tipica d'italiano: quello che ha la supercar e l'abbigliamento griffatto, ma lascia stecche a destra e sinistra, che trova sempre la scusa più improbabile per sgattaiolare per non tener fede agli impegni e la scorciatoia per raggiungere il suo scopo, che fa l'amicone o il prepotente a seconda della situazione o dell'interlocutore che si trova di fronte.

Questa è l'Italia !

 

E la Sardegna? Anche la Sardegna somiglia a tanti suoi abitanti. Pronta a sottomettersi al potente di turno, solo perché "è uno di fuori", che è capace di prendere la fregatura e convincersi che ha fatto un buon affare e così lo racconta agli amici al bar, che si accontenta di due lire quando con un po' di impegno potrebbe averne 10, che quelle 2 lire poi le spreca pure e allora cerca di elemosinarne 3.

Questa è la Sardegna !

 

Alla luce di tutto questo, alla luce di una spesa sanitaria che abbiamo fatto crescere in dieci anni, da quando è diventata solo un "problema" nostro, da 2,7 miliardi di euro a 3,3 miliardi, di una spesa per il trasporto locale e per la continuità territoriale, che nello stesso periodo, è più che raddoppiata e il tutto poi con i risultati di "efficienza" che ben conosciamo, mi verrebbe provocatoriamente da dire che ancor prima dell'auspicabile Agenzia Sarda delle Entrate forse dovremmo creare l'Agenzia Sarda delle ..... Uscite.

 

Ma noi sardi, come ultima spiaggia, potremmo anche decidere di sfidare la sorte e giocarci d'azzardo i pochi soldi che ci sono rimasti, perché in fondo questa sembra essere l’ultima idea del nostro governo regionale che, è proprio il caso di dirlo, su questo punta molto. All'art.10 delle norme di attuazione dell'articolo 8 dello Statuto recentemente approvate si prevede: alla Sardegna spettano in quota parte tutte le entrate derivanti dalla raccolta di tutti i giochi con vincita in denaro: slot machines, scommesse, concorsi pronostici sportivi, lotto e lotterie, bingo, etc.

Sardegna, l'Isola dell'Azzardo.......

http://consiglio.regione.sardegna.it/XVLegislatura/NormediAttuazione/04_XV_A.pdf

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2016/05/18/AS9YpylC-azzardo_diventa_sardegna.shtml

 

Se non fosse che non può certamente permettersi di dare lezioni a nessuno, forse l'Italia faceva bene a non darci quei soldi: sa che non siamo proprio in grado di gestirli.

 

Credo sia decisamente giunto il momento di iniziare a cambiare approccio, di cominciare a ragionare con una mentalità diversa !!!

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Commenti: 2
  • #1

    Attilio Mulas (lunedì, 19 settembre 2016 18:40)

    L'Italia è la Napoli d'Europa, il paese del gioco delle tre carte, della ndrangheta e delle mafie accomodate sugli scranni governativi più alti, è il paese del malaffare e mai cambierà. Da parte sua la Sardegna ha ampiamente dimostrato di non saper scegliere i propri rappresentanti, alternando e riconfermando anzi sempre gli stessi autori del disastro, servi e commensali di quelli italiani. Totale: quei soldi non li riavremo mai. Unica via di salvezza sarebbe raggiungere una dimensione di Autodeterminazione almeno sulle vitali questioni che riguardano: agroalimentare, energia, fiscalità, cultura, mobilità. O saremo fritti irrimediabilmente.

  • #2

    paolacorimbi (domenica, 09 aprile 2017 11:40)

    no comment al post qui sopra.... sohttps://www.facebook.com/demagistrisluigi/photos/a.106351167059.105450.61657367059/10154463398317060/?type=3&theaterlo un link...