Competenza e Onestà non bastano. Ci vuole Coraggio !!!

 

 

 

 

Ci vuole il coraggio di cambiare le logiche e rifare le regole, ci vuole il coraggio necessario per sgretolare i potentati incancreniti nell'inefficienza e nell'autoreferenzialità, serve il coraggio per battere i pugni sul tavolo e dire: "finché occupo questo incarico si fa quello che serve per risolvere i problemi, costi quel che costi".


Una cara amica che lavora in Sardegna nel turismo, appena rientrata da un viaggio nel sudest asiatico, ha pubblicato un post in cui manifesta il solito e legittimo malessere di chi vive e lavora in Sardegna.

Quel malessere si tramuta in rabbia e angoscia irrequieta quando si rientra da un lungo viaggio, perché viaggiare obbliga ad aprire gli occhi e fare confronti e la realtà lavorativa ed economica della Sardegna esce a pezzi da ogni confronto con realtà equipollenti.

 

È dalla stessa angoscia irrequieta che nasce Canton Marittimo, perché alla luce dei continui fallimenti di qualsiasi corso politico non si può che arrivare a una conclusione: l'unica via d'uscita é quella di capovolgere il tavolo e ripartire da zero cambiando le regole, la mentalità, i punti di riferimento, tutto, tutto, tutto, ovviamente seguendo un percorso programmatico ben articolato, ma bisogna cambiare tutto, non c'è alternativa.

Muoviamo spesso appunti diretti a rappresentanti politici che, investiti di alte responsabilità, non sembra riescano a incidere in modo sostanziale sulla drammatica realtà che affligge la Sardegna.

Di recente abbiamo stuzzicato Francesco Morandi, Assessore Regionale al Turismo, per una questione che riguardava direttamente Canton Marittimo ma non manchiamo di chiedere ragione, anche a tanti altri, della staticità e dell'inconcludenza che determina quello che è sotto gli occhi di tutti: la Sardegna fa due passi avanti e quattro indietro, velocemente avviata verso un baratro sempre più profondo.

Se spostiamo l'attenzione dal turismo e la rivolgiamo all'operato degli altri assessorati, il quadro è altrettanto impietoso. 

Non parliamo dell'impegno che ognuno di loro proferisce con onestà e competenza, parliamo di risultati, parliamo di quei benefici tangibili che dovrebbero profilarsi dopo due anni di amministrazione.

Trasporti? Lavoro? Industria? Sanità? Pubblica Istruzione? 

 

Si può andare avanti elencandoli uno per uno e ognuno dei responsabili ha poco o nulla di cui potersi vantare perché nessuno ha fatto la differenza rispetto al passato, anzi, qualcuno è riuscito a farla in peggio.

Gli attuali vertici di ogni assessorato sono rappresentati da persone altamente titolate, individui che si sono distinti nella vita per competenza e capacità, con curricula di tutto rispetto e vite professionali prestigiose, quindi, perché ora si distinguono rispetto al proprio passato per una drammatica propensione al fallimento?

Qualcuno che conosce bene le dinamiche ci ha raccontato che la macchina amministrativa è impossibile da gestire, anche per persone di alta competenza e moralità, quindi pare che loro vorrebbero ma non riescono, confidenzialmente si dichiarano impotenti davanti agli insormontabili ostacoli burocratici e alle perverse logiche del potere, un potere che loro rappresentano ma é in realtà esercitato da altri.

Quindi?

Che si fa?

Se abbiamo persone competenti e oneste ai vertici, sinceramente impegnate per ottenere risultati, di chi è la responsabilità del fallimento? 

Purtroppo è loro e lo è in modo direttamente proporzionale alla competenza, alla serietà e alla statura morale che li distingue dai cialtroni che li hanno preceduti, investiti di responsabilità e potere per colpa degli elettori.

Insomma, LA COMPETENZA NON BASTA, CI VUOLE CORAGGIO!

Ci vuole il coraggio di cambiare le logiche e rifare le regole, ci vuole il coraggio necessario per sgretolare i potentati incancreniti nell'inefficienza e nell'autoreferenzialità, serve il coraggio per battere i pugni sul tavolo e dire: finché occupo questo incarico si fa quello che serve per risolvere i problemi, costi quel che costi, anche se per farlo si deve disubbidire, rinunciare alla supinità a Roma e rischiare di proprio, anche se per farlo bisogna far saltare quei quadri dirigenziali sottoposti che non vogliono rischiare alcun cambiamento.

Se non si è in grado di fare ciò, se non si comprende che un sistema che non funziona va cambiato a tutti i costi, si è inadeguati al compito, unfit for office dicono gli americani e bisogna dimettersi, altrimenti ci si rende complici del tracollo e di ciò si dovrà rispondere ai cittadini.

A due anni e mezzo dal suo insediamento, questa giunta rischia di finire nell'oblio come ennesimo tentativo fallito ma, cosa ancor più grave, rischia di asfaltare la strada a chi, facendo leva sul fallimento e sullo sconforto, riuscirà a vincere le prossime elezioni con le solite false promesse, magari legittimando disonesti e cialtroni.

Trovate il coraggio di fare la differenza, trovate il coraggio di rovesciare il tavolo, trovate il coraggio di cambiare le logiche.

 

E ricordate cosa disse Buckminster Fuller, inventore, architetto e visionario, considerato uno dei maggiori innovatori del XX secolo:

Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda obsoleto il modello esistente.”

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