Così fan tutti ... (tranne ciò che si dovrebbe fare...)

Basta prestare ascolto a un qualsiasi telegiornale, magari in dormiveglia senza guardare le immagini, per rendersi conto che viviamo in un paese dai problemi irrisolvibili, sconquassato da una malversazione che è talmente radicata nella cultura nazionale da non creare più neppure sorpresa o indignazione.

Siamo assuefatti a tutto, siamo rassegnati all'idea che la frode e l'aggiramento delle regole siano, chi più chi meno, l'unica strada possibile per prosperare, o almeno per non soccombere.

Basta prestare ascolto a un qualsiasi telegiornale, magari in dormiveglia senza guardare le immagini, per rendersi conto che viviamo in un paese dai problemi irrisolvibili, sconquassato da una malversazione che è talmente radicata nella cultura nazionale da non creare più neppure sorpresa o indignazione.

Siamo assuefatti a tutto, siamo rassegnati all'idea che la frode e l'aggiramento delle regole siano, chi più chi meno, l'unica strada possibile per prosperare, o almeno per non soccombere.

Del resto come potrebbe essere diversamente?

Così fan tutti dopotutto, ed è l'unico messaggio che passa: o ti adegui o sei fuori.

In una china che precipita da decenni verso un basso sempre più cupo ci siamo assuefatti all'illegalità, all'inefficienza, al becero individualismo egoista, al decadimento e al brutto, al brutto totalitario.

Così si finisce a schiumare rabbia contro due motociclisti spagnoli che hanno avuto l'onta di fare gioco di squadra, forse miseramente ma entro le regole non essendo stati sanzionati dai giudici, contro il Vale Nazionale, lui si invece, sanzionato per averle contravvenute facendo cadere l'avversario che lo irritava col suo meschino tallonamento.

E si finisce, assuefatti al brutto, a gridare al miracolo per un Poetto ristrutturato in maniera giusto decorosa, a gioire trepidanti per una Cagliari che dopo decenni di decadimento avrà finalmente qualche marciapiede in grazia di dio, qualche lastricato al posto delle buche nell'asfalto e qualche aiuola al posto di un immondezzaio.

Sia ben chiaro, non vuole essere una critica a chi almeno queste cose le sta facendo, anzi, onore al merito!

Piuttosto dobbiamo comprendere che se non reagiamo energicamente contro questa greve assuefazione e non puntiamo in alto, in altissimo, impegnandoci con tutte le forze per cambiare mentalità, queste poche cose che ci fanno gioire resteranno quello che sono sempre state in un passato sempre uguale: dei palliativi che non fanno e non faranno mai la differenza.

Cagliari si avvia verso le comunali e in città monta l'eccitazione per la sfida tra i futuri candidati, ognuno con le sue tifoserie, ognuno coi suoi programmi che portano tutti lo stesso messaggio:

"Solo noi riusciremo a esprimere le potenzialità di una città che merita di più".

Invece noi crediamo che come al solito non ci riuscirà nessuno e chiunque porterà a casa il mandato non realizzerà altro che palliativi, perché al di la delle promesse e delle belle parole, espresse certamente in buona fede, nessuno è disposto a spendersi per l'unico possibile programma rivoluzionario, l'unico che, sebbene complicato e a costo di grandi sacrifici, porterebbe a una svolta decisiva e stabile verso la prosperità: una massiccia azione volta a cambiare la mentalità dei cittadini verso il senso civico, la responsabilità collettiva e la partecipazione alla gestione del bene comune.

Nel programma di Canton Marittimo è proprio questo il primo punto all'ordine del giorno, quello che manca nei programmi di tutti gli schieramenti che si contenderanno il mandato amministrativo comunale: la formazione civica e responsabile dei cittadini per il bene collettivo, perché Cagliari non è di chi la amministra e dei suoi sodali ma di tutti, Cagliari non è di chi ha vinto le elezioni, CAGLIARI E' ANCHE MIA, e siccome lo è devo darmi da fare per farla funzionare, contribuire a tenerla bene e trarre profitto materiale e immateriale dalle sue potenzialità finalmente espresse.

Poi tutto il resto verrà spontaneamente, in modo crescente e stabile.

Canton Marittimo vorrebbe ancora una volta lanciare un appello a politici, amministratori, giornalisti e a tutti i cittadini:

La Sardegna ce la può fare soltanto mettendo in atto un profondo processo di cambiamento socio culturale. Questo cambiamento è possibile soltanto attraverso l'indipendenza dall'italia e col sodalizio con chi applica da secoli e con successo un modello di eccellenza. Questo modello rappresenta il più realistico riferimento per quella trasformazione indispensabile per un futuro di prosperità ma sopratutto chi applica questo modello da secoli è un interlocutore pronto a collaborare.

E per chi considerasse il progetto Canton Marittimo un utopia, riportiamo una frase di Alphonse de Lamartine:

"LE UTOPIE SPESSO NON SONO ALTRO CHE DELLE REALTA' PREMATURE"

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