Agricoltura per la tutela del paesaggio e per la produzione di alimenti di qualità. Anche questo è Svizzera

In Sardegna ormai da decenni la terra coltivabile viene abbandonata a se stessa, diventando contemporaneamente causa ed effetto dello spopolamento e dell’impoverimento delle zone interne dell’Isola.

Su 11.500 kmq di superficie agricola (poco meno della metà dell’intera isola) solo un terzo è coltivato, tutto il resto è lasciato a pascolo o comunque è incolto.


In Sardegna ormai da decenni la terra coltivabile viene abbandonata a se stessa, diventando contemporaneamente causa ed effetto dello spopolamento e dell’impoverimento delle zone interne dell’Isola.

Su 11.500 kmq di superficie agricola (poco meno della metà dell’intera isola) solo un terzo è coltivato, tutto il resto è lasciato a pascolo o comunque è incolto.

In questo contesto, una parte importante della politica si sta facendo portavoce delle richieste di alcune imprese italiane, Matrica e Mossi & Ghisolfi per fare dei nomi, che vorrebbero utilizzare migliaia di ettari di quelle terre per coltivare cardi da una parte e canne dall’altra, ingredienti alla base di quella chimica, cosiddetta verde, che dovrebbe rappresentare, secondo loro, una grande opportunità di rilancio per la Sardegna.

A questo scenario futuro che vedrebbe ampie zone del nostro territorio invaso da piantagioni poco “fotogeniche”, con nessun legame con il paesaggio e con la tradizione della Sardegna, con un’agricoltura profondamente snaturata, si contrappone la visione illuminata dell’agricoltura svizzera.

Nel 1996 con un referendum (ecco di nuovo la benedizione della democrazia diretta) i tre quarti della popolazione hanno votato a favore dell’introduzione di uno specifico articolo all’interno della Costituzione federale svizzera, l’articolo 104, che recita testualmente:

“La Confederazione provvede affinché l’agricoltura, tramite una produzione ecologicamente sostenibile e orientata verso il mercato, contribuisca efficacemente a garantire l’approvvigionamento della popolazione; a salvaguardare le basi vitali naturali e il paesaggio rurale; a garantire un’occupazione decentrata del territorio”

I paesaggi da cartolina, con prati, fienili e mucche coi campanacci che conosciamo della Svizzera, non sono dunque frutto del caso: sono il risultato di una scelta precisa, proposta dalla politica e confermata dalla popolazione, di un investimento importante fatto per preservare il territorio, la tradizione e la cultura contadina per le future generazioni.

In un epoca nella quale anche l’agricoltura svizzera, come quella della Sardegna, deve necessariamente confrontarsi con la forte pressione concorrenziale con l’estero, con politiche di produzione intensiva, con costi di manodopera non confrontabili e modalità di coltivazione automatizzate, è indispensabile il sostegno politico affinché l’agricoltura in Svizzera possa raggiungere i suoi obiettivi, fornendo un contributo indispensabile alla qualità della vita del Paese.

E’ per questo che il governo federale stanzia importanti risorse, attualmente circa 3 miliardi di euro all’anno, sotto forma di sovvenzioni dirette ai produttori, impostate in maniera chiara ed in funzione degli obiettivi fissati nella Costituzione federale, per rendere economicamente sostenibile per gli operatori agricoli il loro ruolo strategico di “custodi dell’ambiente”.

Lascio a voi solo immaginare come un sodalizio della Sardegna con la Svizzera, che ricordo, con 8 milioni di abitanti e con un territorio fatto di montagne, foreste e laghi ed una superficie utilizzabile per l’agricoltura comunque ridotta, potrebbe veramente rivoltare la nostra terra, nel senso letterale del termine, dando un futuro diverso ai nostri figli.

Scrivi commento

Commenti: 0